Misure tecnologiche di protezione e misuratori fiscali

Con la sentenza n. 13027/2017, il Tribunale di Roma – sezione specializzata in materia di imprese – si è espresso in modo significativo su un tema ancora poco affrontato dalle corti di merito italiane, ovvero la violazione delle misure tecnologiche di protezione, dette anche più agevolmente MTP.

Per MTP si intendono, ai sensi dell’art. 102 quater l.d.a., tutte le tecnologie, i dispositivi o i componenti che, nel normale corso del loro funzionamento, sono destinati ad impedire o limitare atti non autorizzati dai titolari dei diritti. Sostanzialmente le MTP sono delle misure di protezione volte a controllare l’accesso o la copia di un’opera tutelata e garantita dal diritto d’autore.

In materia di MTP, la giurisprudenza italiana ed europea si è maggiormente concentrata sul tema delle consolle per videogiochi; la sentenza in esame, invece, appare significativa proprio perché propone una disamina in materia di violazione delle MTP poste a tutela di un misuratore fiscale.

In effetti, il registratore di cassa da tempo non può più considerarsi un succedaneo della calcolatrice, non limitandosi al mero calcolo del corrispettivo di ogni acquisto, anche e soprattutto ai fini della trasparenza fiscale, ma è si è trasformato in un bene sempre più simile ad un computer, essendo composto da software e firmware tutelabili dalla legge sul diritto d’autore.

A ciò si aggiunga che dal 2002, una delle funzioni di cui il misuratore fiscale deve, per legge, essere munito, ovvero la capacità di registrare le transazioni effettuate dal misuratore stesso (al fine di ottenere la c.d. doppia copia da inserire nel registro dei corrispettivi) può essere compiuta anche in modo elettronico, appunto attraverso un dispositivo giornale di fondo elettronico, denominato DGFE.

Nel caso in esame, il DGFE in questione viene materialmente supportato su una multi media card, la quale subisce un processo di formattazione, al precipuo scopo di consentire al DGFE di interfacciarsi solo ed esclusivamente con il registratore di cassa ad essa destinato. In via semplificata, per il tramite dell’operazione di formattazione si inseriscono delle password e dei codici di accesso che dialogano con il firmware all’interno del registratore, al fine di controllarne l’accesso e la copia.

Nello specifico, la corte romana è stata chiamata a valutare se l’attività di decompilazione delle password e dei codici di accesso presenti nelle card, al fine di produrre e commercializzare DGFE interoperabili, costituisse o meno una violazione di MTP ai sensi della legge sul diritto d’autore.

Su questo tema il Tribunale di Roma per la prima volta in un procedimento di cognizione ordinaria ha sancito che: “pur non essendo tali protocolli di autenticazione tutelabili ex se come opere autoriali, ritiene questo collegio che tali protocolli rientrino comunque nell’ambito applicativo di cui all’art. 102 quater l.d.a., il quale contempla le misure tecnologiche di protezione individuandole in tutte le tecnologie che, nel normale corso del loro funzionamento, sono destinate a impedire o limitare atti ai non autorizzati dal titolare dei diritti (…) l’attività posta in essere da [-] consistente quindi nella decriptazione dei codici contenuti nelle schede prodotte dalla società [-] al fine di rendere le proprie schede compatibili con le apparecchiature della società convenuta ed abilitate alla scrittura dei dati, pur non costituendo violazione del diritto d’autore, rappresenta un’illecita violazione delle MTP predisposte dalla società [-]”.

La corte, poi, ha esteso tale assunto rilevando come l’attività di decompilazione delle MTP fosse finalizzata ad ottenere DGFE interoperabili con i registratori di cassa in questione, per giungere alla conclusione che tale attività debba essere considerata illecita ai sensi dell’art. 64 quater co. 2 let. c) l.d.a. il quale prevede che: “le disposizioni di cui al comma 1 non consentono che le informazioni ottenute in virtù della loro applicazione siano utilizzate per lo sviluppo, la produzione o la commercializzazione di un programma per elaboratore sostanzialmente siile nella sua forma espressiva, o per ogni attività che violi il diritto d’autore”.

È proprio l’applicazione dell’art. 64 quater co. 2 let. c) l.d.a. in materia di MTP il punto maggiormente significativo della sentenza in esame, con l’auspicio che in futuro anche altre pronunce seguiranno questo innovativo orientamento.